O. T. (Il mio blog)

Dalla radio all’IA: un secolo di media verso una nuova fase storica

La Giornata mondiale della radio 2026, che si celebra il 13 febbraio, pone l’attenzione sul complesso rapporto tra la radio e l’intelligenza artificiale.

Cento anni fa la radio iniziava a trasformare il mondo. Per la prima volta nella storia, la circolazione delle informazioni non dipendeva più dalla prossimità fisica, dall’alfabetizzazione o dal censo: la voce poteva raggiungere chiunque, ovunque. La radio non fu soltanto un nuovo mezzo, ma un nuovo ambiente sociale, capace di ridefinire le relazioni tra individui, istituzioni e conoscenza. Da lì in avanti, ogni innovazione mediale avrebbe ampliato questa traiettoria: la televisione, con la sua capacità di unire immagini e narrazione; il computer, che ha introdotto l’interattività; Internet, che ha dissolto i confini tra produttori e fruitori; i dispositivi mobili, che hanno reso la connessione permanente e ubiqua.

Intelligenza artificiale (Immagine di Brian Penny da Pixabay)

Se guardiamo questo percorso con gli strumenti concettuali di McLuhan, Meyrowitz e altri studiosi della media ecology, emerge una continuità profonda. McLuhan ci ha insegnato che ogni medium non è solo un canale, ma un’estensione dei nostri sensi e delle nostre facoltà cognitive. Meyrowitz ha mostrato come i media modifichino i “luoghi” sociali, ridisegnando ciò che è pubblico e ciò che è privato, ciò che è vicino e ciò che è lontano. In questa prospettiva, il secolo scorso appare come un lungo processo di progressiva smaterializzazione e democratizzazione dell’accesso all’informazione.

Oggi, però, l’Intelligenza Artificiale sembra introdurre una discontinuità più radicale. Non si limita a trasmettere contenuti, né a moltiplicare i canali di accesso: interviene direttamente nella produzione, nell’organizzazione e nell’interpretazione dell’informazione. Se la radio e la televisione ampliavano la nostra capacità di ricevere, l’IA amplia la nostra capacità di elaborare. È un passaggio di scala che cambia la natura stessa del sistema dei media.

Per la prima volta, il medium non è soltanto un ambiente in cui circolano messaggi, ma un agente che partecipa alla loro generazione. L’IA non è un nuovo “mezzo” nel senso tradizionale: è un’infrastruttura cognitiva che si sovrappone a tutti i media esistenti, li attraversa e li riorganizza. In questo senso, potremmo dire che chiude un’epoca — quella in cui i media erano dispositivi esterni che estendevano le nostre capacità — e ne apre un’altra, in cui i media diventano sistemi intelligenti che cooperano con noi nella costruzione del significato.

Questa trasformazione ha almeno tre implicazioni decisive.

1. La fine della scarsità cognitiva. Per un secolo abbiamo costruito media per superare limiti fisici: distanza, tempo, capacità di archiviazione. L’IA affronta un limite diverso: la nostra capacità di processare informazioni. Non si tratta più di accedere ai contenuti, ma di navigarli, sintetizzarli, interpretarli. L’IA diventa un filtro cognitivo, un assistente epistemico.

2. La ridefinizione dell’autorialità. Se ogni medium ha sempre influenzato la forma dei contenuti, l’IA interviene anche sulla loro genesi. La distinzione tra autore, lettore e strumento si fa più sfumata. Non è un semplice cambiamento tecnologico, ma un mutamento culturale profondo.

3. La trasformazione del ruolo dei media. Nell’ecosistema dell’IA, i media non sono più il centro del sistema informativo: diventano uno dei tanti input che alimentano modelli capaci di generare nuovi contenuti. L’attenzione si sposta dal mezzo al processo, dal canale all’elaborazione.

In questo senso, l’IA non è l’ennesimo capitolo della storia dei media: è l’inizio di una storia diversa, in cui i media sono solo un fattore tra molti. Se la radio ha aperto l’era della comunicazione di massa, l’IA apre l’era della cognizione assistita. E come ogni grande trasformazione tecnologica, non si limita a cambiare ciò che facciamo, ma ciò che siamo e ciò che possiamo diventare, nel bene e nel male.


Immagine di copertina di Matías Flores da Pixabay.

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Paolo Morandotti

Professionista nel campo del software con trent'anni di esperienza, ama studiare le ricadute sociali delle tecnologie sulle quali ha realizzato vari programmi radiofonici.

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Paolo Morandotti
Tags: radioWRD2026

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