La collezione tematica come i fumetti?

Confrontando i codici comunicativi della filatelia tematica e dei fumetti si possono individuare utili miglioramenti nella presentazione delle collezioni.

E’ possibile migliorare la presentazione di una collezione di filatelia tematica ispirandosi ai fumetti? La domanda è nata dopo il seminario che il professor Peter Suhadolc ha tenuto Il 19 febbraio 2020 nell’ambito dei Venerdì filatelici; il CIFT ne ha reso pubbliche le slide e la registrazione. Egli è uno dei massimi esperti mondiali nella filatelia tematica.

Il tema del suo intervento, “Lo sviluppo nelle collezioni tematiche”, è fortemente correlato all’impaginazione di una collezione; di questo tema, in parte, abbiamo parlato in un precedente articolo di questa serie. La relazione del professor Suhadolc fa un passo avanti; spiega, infatti, che l’impaginazione non ha solo una funzione tipografica, ma guida lo sviluppo della narrazione. Quando cambia l’impaginazione, spesso cambia anche il racconto tematico.

L’impaginazione, quindi, ha un impatto che potremmo definire epistemologico su una collezione tematica. Per capire meglio i problemi posti nel seminario, e soprattutto il rapporto con i fumetti, occorre fare una breve premessa di carattere tipografico; chi ha già dimestichezza con la filatelia tematica la può saltare senza rimpianti.

La collezione tematica

Come detto in precedenza, ogni collezionista è libero di scegliere i pezzi che ritiene più adatti al suo racconto, per cui non esistono due collezioni uguali e, di conseguenza, nemmeno dei modelli fissi da seguire. Deve, però, attenersi al tema scelto dando coerenza alla collezione con un piano, che sarà sviluppato dagli elementi filatelici e sintetizzato nel titolo.

Il ‘piano‘ deve avere uno sviluppo logico che segua un “filo” conduttore, considerando i fatti da documentare, l’ambiente ed il contesto nel quale si sono verificati, le loro cause ed i loro effetti. Deve poi coprire tutti i principali aspetti dell’argomento scelto, così come anticipato, nella sua estrema sintesi, dal titolo della collezione. Infine il piano deve essere equilibrato in tutti i suoi capitoli, divisioni e suddivisioni, in base alla loro importanza tematica.

Giovanni Bertolini

Nel piano ricadono l’indice dei capitoli e la breve introduzione che si scrive nella prima pagina della collezione; a livello di competizione, però, sembra che sia l’indice ad avere la maggior importanza, almeno a livello internazionale.

Le uniche regole non filateliche dello sviluppo riguardano la lunghezza complessiva di una collezione da esposizione a concorso. Essa può essere composta da 1 quadro espositivo di 1 mq, che contiene l’equivalente di 12 fogli A4 (le collezioni “Un quadro”); o di un numero maggiore, da 5 a 10 (in competizioni internazionali anche 11). Non ci sono restrizioni sulle dimensioni dei fogli sui quali montare il materiale filatelico, salvo che, affiancati in ordine di lettura, devono riempire completamente tanti quadri quanti prevede il regolamento. I formati usati sono stati numerosi; l’esperienza mostra, però, che nella pratica i formati più diffusamente usati sono A3 orizzontale e A4.

I fogli A4

Con un po’ di pratica, il formato A4 consente di ottenere fogli facilmente leggibili; ne vediamo qualche esempio dalla collezione “Ricordate la manopola della radio?”, che ha vinto il premio di miglior collezione della classe tematica all’esposizione nazionale Italia 2018. I pezzi di questa collezione non sono per nulla costosi, ma l’impaginazione ne valorizza l’interesse tematico e filatelico, e ne permette la comprensione anche a un lettore occasionale. Nelle pagine che seguono, il testo in italico evidenzia il passaggio che è illustrato da uno o più pezzi.

Il formato A3

Il formato A4 è tra i preferiti in Italia; nel resto del mondo, invece, si usa più volentieri il formato A3 in senso orizzontale. Lo spazio che occupa, quindi, corrisponde a due pagine A4. Il numero totale di fogli risulta dimezzato rispetto all’A4, ma l’area di lavoro è leggermente maggiore, poiché si recuperano gli spazi dei margini. Inoltre, un foglio più grande può ospitare agevolmente anche quei documenti filatelici, come i telegrammi, che a fatica possono essere inseriti in quelli più piccoli.

Se la larghezza dei fogli risolve molti problemi, ne pone uno non trascurabile: è difficile ottenere delle pagine facilmente leggibili. L’occhio umano è attratto dai pezzi più vivaci o più grossi e, quando le righe diventano troppo lunghe, il rischio di perdere l’ordine di lettura e vagare a caso tra un pezzo e l’altro è concreto. Si perde, così, il collegamento tra la narrazione e gli elementi filatelici, e il filo logico del racconto è facilmente smarrito.

Soluzioni ai problemi di impaginazione

Il professor Suhadolc ha parlato di come risolvere le difficoltà legate alla corretta disposizione nelle pagine del testo tematico e degli elementi filatelici; in particolare, ha illustrato un modello di piano secondo lo stato dell’arte delle linee guida della FIP. Se non lo avete ancora fatto, è opportuno che consultiate le slide o ne guardiate la presentazione video, per comprendere meglio il senso delle presenti considerazioni. In estrema sintesi, le indicazioni che più ci interessano sono due: il piano deve già contenere il racconto e il testo tematico va frammentato per essere avvicinato ai pezzi cui sono collegati.

Il suo approccio sembra quello di privilegiare fortemente la componente iconica sulla componente verbale. Da un punto di vista genericamente filatelico, ciò appare logico. E’ meno comprensibile, invece, se si considera l’aspetto narrativo della filatelia tematica.

Secondo Suhadolc, i titoli dei capitoli e dei sottocapitoli dovrebbero già essere un racconto (si vedano le pagine 8 e 9 delle sue slide). Da un lato, questo ha senso si si considera che il testo dovrà essere stringato, per “far parlare i francobolli”; il lettore si sarà già formato un’idea della storia. D’altro canto, la funzione di un titolo dovrebbe essere diversa da quella del testo; confonderle non è mai fonte di chiarezza.

Filatelia tematica e fumetti

Nel corso del seminario ho potuto chiedere a Peter Suhadolc se non ritenesse che la frammentazione del testo tematico rende troppo difficile la lettura; la risposta è stata negativa, perché così è come nei fumetti. In altre parole, il testo sarebbe l’equivalente della nuvoletta che da voce alle immagini.

Dopo un’analisi piuttosto lunga, tanto la risposta quanto le soluzioni proposte mi sono sembrate insoddisfacenti; tuttavia, avevano in sé tutti gli elementi per aprire nuove visioni della filatelia tematica.

Codici comunicativi nella tematica e nei fumetti

Il primo ambito di approfondimento è stato quello della collezione tematica vista come un fumetto. Qualche punto di contatto fra i due media c’è, perché entrambi

  1. esprimono una linea narrativa usando un codice iconico e verbale;
  2. sono media semioticamente complessi.

I punti in comune, purtroppo, sembrano esaurirsi qui. Le differenze, invece sono più significative:

  1. poiché la filatelia tematica è la fusione di due media, ossia narrazione e materiale filatelico, il suo rapporto tra codice verbale e codice iconico non può essere lo stesso che si ritrova nei fumetti;
  2. gli elementi del linguaggio dei fumetti e quelli della filatelia tematica sono differenti e non conciliabili.

Allo stato attuale, quindi, l’analogia non sembra sostenibile e può portare a risultati imprevedibili, ma difficilmente soddisfacenti. Vale la pena, però, di analizzare meglio alcune differenze, evidenti anche con un’analisi superficiale:

Altre differenze fra tematica e fumetti

Anche un’analisi superficiale permette di cogliere immediatamente altre differenze importanti:

  1. La storia dei fumetti è sviluppata mediante le immagini; nella filatelia tematica è invece testuale.
  2. Di conseguenza, le nuvolette con il testo dei fumetti servono a dare voce ai personaggi illustrati e, in misura minore, a risolvere salti temporali o spaziali delle storie. Il testo tematico, al contrario, riceve dai pezzi filatelici un’ampiezza che di per sé non avrebbe; in altre parole, sono i francobolli a dare voce al testo.
  3. La lingua dei fumetti riproduce la lingua parlata. La filatelia tematica richiede uno stile più letterario.
  4. I fumetti sono generalmente suddivisi in vignette ordinate, separate le une dalle altre, che contengono unità narrative del racconto. Le collezioni filateliche non hanno separazioni visive tra un’unità e l’altra.
  5. La successione delle vignette è regolare, da sinistra a destra e poi a capo nella riga seguente, come dovrebbe essere in ogni collezione tematica.
  6. Nei fumetti, le ridotte dimensioni della vignetta rispetto alla pagina aiutano il lettore a percepire immediatamente le relazioni fra gli elementi testuali e quelli grafici della narrazione. Nella filatelia tematica, i pezzi sono spesso dispersi in varie direzioni nella pagina.
  7. I fumetti, salvo le strisce, hanno tavole di formato verticale, mentre in filatelia per i fogli A3 si usa un formato orizzontale.

Un elemento mancante: la vignetta

Una delle conclusioni più spontanee di quanto sopra è che la vignetta, non la nuvoletta, è l’unico elemento del linguaggio dei fumetti utile alla filatelia tematica. Circondare alcuni pezzi con un contorno ben riconoscibile significa suddividere ogni pagina in spazi di più facile lettura che contengono ciascuno un’unità narrativa. I contorni definiscono, cioè, elementi analoghi alle vignette dei fumetti; in filatelia, però, il termine “vignetta” si riferisce all’immagine di un francobollo, per cui li chiameremo riquadri.

Applicati alla filatelia tematica, i riquadri dovrebbero aiutare a raggiungere tre obiettivi:

  1.  L’immediata associazione tra testo tematico e pezzi che lo descrivono, anche quando la dimensione di questi ultimi porta a collocazioni non convenzionali.
  2. La semplicità di lettura della storia nella sua completezza.
  3. L’ottimale disposizione dei pezzi, per esaltarne le qualità filateliche e tematiche.

Lo sviluppo, quindi, avviene per unità narrative (i riquadri) che compongono le pagine, che a loro volta  raccontano la storia. L’occhio è guidato naturalmente dalla successione di riquadri e segue l’ordine per lui più spontaneo. Dopo numerose prove – e grazie ai suggerimenti di Luciano Calenda, presidente onorario del CIFT, e di Federica Nichetti, esperta di struttura dei contenuti – ho provato a impostare alcune linee guida bastate su elementi oggettivi, che condivido per chi volesse sperimentare questo layout. Alcune riguardano il singolo riquadro, altre il rapporto tra un riquadro e la sua pagina.

I riquadri

Un riquadro, come detto, è l’insieme di testo e pezzi che compone un elemento unitario della trama tematica. Come tale, assolve il compito di isolare o evidenziare un concetto all’interno della pagina, raggruppando armonicamente i codici comunicativi che lo esprimono. Inoltre consente di definire all’interno della pagina una porzione di spazio in cui sviluppare autonomamente l’ordine di lettura dei pezzi “sinistra-destra, alto-basso”.

Contenuti di un riquadro

Per questi motivi, deve avere una coerenza interna, ossia in generale dovrebbe:

  • esprimere uno e un solo concetto;
  • contenere tutti e soli i pezzi che esprimono il concetto;
  • presentare un ottimale rapporto visivo fra testo e pezzi;
  • consentire un’immediata associazione fra i punti chiave del testo e gli elementi filatelici.

Linee guida dei riquadri

Talvolta risulta più espressivo suddividere uno concetto in due o tre riquadri, per evidenziarne aspetti importanti o per dare maggior espressività a qualche sfumatura; è importante che questi riquadri siano immediatamente associabili tra loro, ossia che l’occhio passi senza esitazioni da uno all’altro. In generale, però, ogni riquadro non dovrebbe contenere più di tre o quattro pezzi; in caso contrario, è meglio verificare se è possibile dividerlo in due.

Oltre ai criteri visti sopra, si possono usare quelli delle pagine A4, valutando se i pezzi inseriti nel riquadro sono giustificati da motivi di equilibrio, dalla presenza di studi filatelici o da altri validi motivi tecnici.

Testi nei riquadri

Grazie alle ridotte dimensioni e al perimetro di ogni riquadro, viene meno la necessità spezzare in più sotto-frasi il testo tematico al suo interno; quando si ritiene opportuno suddividerlo, è possibile farlo con frasi di senso compiuto, evitando spezzoni di frase galleggianti nel vuoto. Dai primi esperimenti, i casi in cui si può spezzare la frase, senza perdere l’efficacia del racconto, sono:

  • riquadri molto estesi in larghezza o altezza, dove è utile avvicinare il testo al pezzo che lo illustra;
  • riquadri che richiedono meno spazio di quello che la pagina obbliga ad usare; in questo caso, spezzare il testo può essere un modo per riempire i vuoti, dando più equilibrio grafico al riquadro e, di conseguenza, alla pagina.

I riquadri nelle pagine

Lo sviluppo di una pagina richiede che la successione dei riquadri offra una lettura naturale della storia tematica, tenendo conto della disposizione dei fogli; ogni riquadro cioè, deve avere una coerenza esterna che spesso ne definisce la forma e la collocazione nella pagina. Ogni riquadro, quindi, dovrebbe

  • essere collocato nell’ordine logico di lettura usato nella filatelia tematica;
  • avere una dimensione proporzionata all’importanza assoluta del concetto che esprime e all’importanza relativa nella pagina;
  • conservare la coerenza visiva della pagina e del quadro, in termini sia di densità di pezzi che di lunghezza dei testi.

Linee guida per i riquadri nelle pagine

Una pagina, tecnicamente, può contenere fino a sei riquadri; oltre tale limite, l’insieme è troppo spezzettato e si perdono i benefici della riquadratura. Il numero ottimale, a mio avviso, va da tre a cinque, in base ai pezzi inseriti, alle loro dimensioni e alla loro importanza.

Le varietà dei pezzi che possono essere inseriti in una collezione tematica e delle loro dimensioni rende queste indicazioni assai soggette ad eccezioni, che l’esperienza del collezionista dovrà gestire caso per caso.

Talvolta, per esempio, è più efficace modificare localmente l’ordine di lettura dei riquadri; in questo caso, come nei fumetti, una freccia che indica la corretta direzione risolve il problema. È bene, però, che l’ultimo riquadro da leggere sia sempre quello che tocca l’angolo in basso a destra.  

Riquadri che occupano meno del 15% di una pagina andrebbero usati solo per motivi di equilibrio o di miglior lettura.  È mia opinione che anche riquadri di piccole dimensioni, con un uno o due francobolli, possano essere usati con profitto per migliorare la lettura; su questo punto, però, ho ricevuto anche opinioni di segno contrario.

Riquadri dalle con forme irregolari aiutano a spezzare la monotonia delle pagine, a patto di non abusarne.

I problemi dei riquadri

È il momento di confessarlo: non sono tutte rose e fiori. L’impaginazione a riquadri presenta problemi che quella tradizionale non ha.

I riquadri definiscono nel foglio dei margini che, per motivi di omogeneità, devono rimanere uguali su tutte le pagine; inoltre, richiedono un’adeguata spaziatura tra di loro. Ci sono due conseguenze: uno spazio utile minore, rispetto alla tecnica libera attualmente in essere, e il rischio di non poter usare in modo ottimale lo spazio di ogni riquadro, lasciando spazi vuoti che sono molto più evidenti rispetto al foglio bianco.

Questo aspetto rende i riquadri meno maneggevoli nelle pagine A4, mentre potrebbero essere un’opzione per i formati intermedi (il cosiddetto “formato Marini” o i quadrati 30×30).

Conclusioni

La filatelia tematica non ha mai affrontato l’impaginazione delle collezioni come analisi dei rapporti che vanno creati fra elementi comunicativi; l’approccio seguito sembra più soggettivo ed empirico. Confrontare la filatelia tematica e fumetti in termini semiotici ha permesso di individuare un elemento dei secondi che può migliorare il linguaggio della prima. La revisione e l’approfondimento di questi concetti da parte di qualche esperto di semiotica sarebbe certamente utile e desiderabile; darebbe alle linee guida dello sviluppo filatelico indicazioni più oggettive e moderne, con benefici per tutti gli appassionati.

Intanto, però, abbiamo visto che l’uso di una cornice per identificare le unità narrative favorisce la lettura e, di conseguenza, la comprensione dei concetti tematici in pagine di grandi dimensioni.L’applicazione di questa tecnica offrirà spazi di sperimentazione e ricerca per chi vorrà seguirla e saremo lieti di registrarne i risultati.

Il seminario di Peter Suhadolc offre molti altri spunti di riflessione; ce ne occuperemo a partire dal prossimo articolo della serie, dedicato alla multimedialità della filatelia tematica.

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